Yad Vashem



Io darò loro, nella mia casa e tra le mie mura, un monumento e un nome.

Isaia 56.5

A Gerusalemme c’è una foresta, e nella foresta c’è un monte, il monte della memoria, e su questo monte sorge Yad Vashem, il Centro per la memoria della Shoah.

In questo Centro si snodano archivi e biblioteche, giardini e rappresentazioni simboliche….

..e camminando ci si imbatte prima o poi nei memoriali, quelli che producono il silenzio dentro il cuore…

..e tra questi memoriali ce n’è uno che sembra essere la destinazione ultima, l’ultima tappa di questo percorso che evoca un altro viaggio, terrificante. La Sala dei Nomi, progettata dall’architetto Moshe Safdie in collaborazione con la designer Dorit Harel.

E’ in questa sala che la mente compie un passaggio illuminante: l’Olocausto, da singola parola che è, si disintegra in milioni di frammenti, ciascuno con un nome, ciascuno con una vita.

Il memoriale è una cupola, quindi bisogna portare il naso in su, separarsi in qualche modo dalla terra ed entrare altrove. I frammenti si fanno immagini, sorrisi, dati anagrafici e biografici. Cornici concentriche di vite su vite che si elevano verso il cielo. Quanta memoria ci vuole allora per capire davvero? Quanta per dare un senso concreto alla parola Olocausto?

Quanti sorrisi, quanti primi giorni di scuola ci sono in questa cupola… Quante colazioni a base di ciambelle litigando per prendere l’ultima. Quanti amori adolescenti che facevano battere il cuore, quante gioie alla notizia di aspettare un bambino. Quanti “da grande farò il dottore”, quante condizioni difficili e quanta energia per superarle. Quanti incidenti che costringevano a letto, lezioni all’università, momenti di malinconia, talenti artistici, malattie, emozioni.

Quanti modi diversi di vedere il mondo. Perché ogni uomo vede il mondo da una sua particolare angolazione e quell’angolazione può averla – e donarla agli altri – solo lui. Perché ogni uomo, a prescindere dalla sua etnia, religione, colore della pelle, è una ricchezza per questo pazzo, misterioso viaggio che è l’esistenza umana e ogni vita spezzata è un’angolazione che si perderà per sempre.

Una singola mente no, non può contenere tutta questa memoria ma dopo aver visto questo luogo può realizzare la portata infinita di ciò che è stato.

Image credits: Michele Concas

Il sito del memoriale è questo

Yad vashem: archivio circolare
Nell’archivio circolare posto alla base della cupola 6 milioni di storie
yad vashem

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