Casa Que Canta



Amo le case dalle alte mura, quelle asserragliate come fortezze che mostrano alla strada solo porzioni di muratura e colore ma poi, a chi varca la soglia, come scrigni preziosi schiudono un pò alla volta tutte le loro vitali bellezze: gli atrii e i ballatoi, i cortili e le finestre, le sale che si inseguono tra loro intessendo a ogni passo una storia inimmaginabile al primo sguardo.

In questa categoria rientra questa elegante casa coloniale messicana, una volta dimora del compositore yucateco Don Chuco Herrera, la cui ristrutturazione è stata curata dallo studio di architettura Workshop, diseño y construcción.

Il progetto ha innestato elementi di modernità in questa casa ricca di tradizione senza intaccare nemmeno di un millimetro il suo fascino sobrio, quasi altero. Le bellissime cementine a pavimento, gli alti soffitti con travi a vista e le porte finestre in legno di cedro emanano la loro eleganza con un pudore d’altri tempi, inconsapevoli sembrerebbe della loro essenziale semplice bellezza.

L’impianto della casa si apre progressivamente di passaggio in passaggio e con meticolosa selezione lascia accedere alla sua più intima essenza solo coloro che sanno attendere il tempo giusto. All’inizio è una sala visite dove il tempo rallenta all’improvviso. Una sala senza imbottiture dalla funzione indefinita e malleabile, che lascia intravedere altre sale con l’intenzione, a volte, di indurre a credere che tutto si esaurisca più o meno lì.

Una sala che però può trasformarsi in un ponte per condurre altrove. E se fortunatamente si ricade in questo caso, sarà allora che si schiuderà inatteso e prezioso il cuore di questa dimora: l’area comune affacciata su un giardino tropicale arriva come una ventata d’aria fresca.

Sembrerà allora di ricominciare da capo, di rileggere l’intera casa da un diverso punto di vista. La compita eleganza ha lasciato il posto a una atmosfera gioiosa, rilassata e conviviale. Il giardino tropicale si presenta come una festosa comfort zone, avvolto com’è nell’abbraccio protettivo dei due padiglioni che compongono la struttura, e rende tutta la dimora a portata di occhio, finalmente conosciuta e compresa.

Casa que canta risveglia il senso della lentezza, il valore dell’attesa, il potere dell’immaginazione. E lo so che in un tempo in cui le barriere tra il dentro e il fuori vanno scomparendo, in un tempo in cui tutto è social e condiviso, un progetto così è un pò controcorrente. Tuttavia in questo risiede il suo fascino: nel non darsi incondizionatamente.

Progetto e immagini: Workshop, diseño y construcción

Consolle in legno
porte antiche
Testata letto in muratura
Panca ai piedi del letto
Divano rosa
Angolo lettura
Pareti grigie
Piastrelle verdi in cucina
Sedie di design per la zona pranzo
Isola cucina con vista piscina
Piscina con accesso al secondo padiglione
Piscina
Il Patio lega la piscina al secondo padiglione
Una seconda camera da letto
Uno dei bagni
Camere da letto con accesso al giardino

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